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Ora mi trovo a: Denman NSW
Dal 25 febbraio al 14 giugno 2010 saro' in Nuova Zelanda : Storico
(inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di jakontheroad (del 15/06/2010 @ 03:52:42, in dBlog, linkato 103 volte)

Tank di acciaio in cantina. Delegat's Wine Estate.

 

Ciao a tutti!

Come vedete me la sto prendendo comoda con l’aggiornamento e pubblicazione di nuovi post nel blog. Questo per due motivi, il primo è che non ho molto tempo a disposizione, ovvero durante la vendemmia lavoro su turni da 12 ore e nel mio giorno libero (che in questo caso ho avuto ogni 10 giorni di lavoro) ho voglia di dormire e non di scrivere. Il secondo motivo è che in Nuova Zelanda mi sono imbattutto in connessioni internet una piu schifosa dell’altra, peraltro a pagamento.

Detto questo vi racconto un po’ la mia esperienza degli ultimi tre mesi.

Vi ho lasciati raccontandovi di quando avrei dovuto cominciare a lavorare. Ebbene, sono arrivato in quel di Blenheim l’8 di marzo e sono stato accompagnato nella mia “residenza” che si chiama Duncannon’s, e dove ho iniziato a conoscere i miei futuri colleghi.

Due parole su Duncannon’s. Non so come definirlo, non è un’ostello nè una casa nè un’hotel. Praticamente ci sono delle casupole prefabbricate con muri fatti di plastica divise in camere da due. Sempre costruite nello stesso stile sono le cucine, i bagni, le docce a gettoni, la lavanderia, le sale tv etc..Io non ho fatto il militare, ma dai racconti che ho sentito ci somiglia un po’.

Duncannon è stato il posto in cui ho vissuto coi miei colleghi/compagni/camerati fino al 15 maggio, dopo quella data ci siamo spostati in una casa.

Appena arrivato alla mia “casa” ho conosciuto un po’ di futuri colleghi e con loro sono andato in giro, prima in Blenheim e poi a Picton, il clima allora era abbastanza mite e non era un problema girare in maglietta.

Finalmente arriva il primo giorno di lavoro, in cui ovviamente non abbiamo lavorato, e siamo tutti un po’ eccitati, ma ci dicono subito che inizieremo a lavorare due settimane in ritardo rispetto a quanto previsto. Per fortuna la ditta ci paga l’alloggio per quelle due settimane.

 

Tutta la "Vintage Crew" - Oyster Bay 2010

 

Nelle due settimane di ferie forzate io, Niamh (la mia collega di lavoro che ha lavorato con me anche in Rosemount Estate, Australia), Lidie, Mattew, Angel, Beth, Rikki, Hayley e Justin decidiamo di andare al parco nazionale di Abel Tasman per una camminata di qualche giorno, dormendo in tenda nei campeggi del parco. Organizzatissimi partiamo e camminiamo per tre giorni tra meravigliose spiagge e bellissime foreste da cui s’intravede il mare blu. Percorriamo in totale 40 (quaranta) chilometri a piedi e l’ultimo giorno siamo stanchi morti. Ma ce l’abbiamo fatta ed il giorno dopo riusciamo a tornare a Blenheim nel tardo pomeriggio. Dopo una bella doccia calda ed un po’ di riposo è ora di andare al pub irlandese perchè è il 17 marzo, St.Patrick’s day!

 

Abel Tasman National Park

 

Seguono serate a base di barbecue e birra fino a tarda notte, e risvegli in tarda mattinata o nei casi peggiori al pomeriggio.

Nei miei giorni di ferie forzata conosco due importanti personaggi, il primo è Zurab, con cui condividero il mio turno di notte e molte altre cose, e l’altro è Enrico. Zurab è un ragazzo georgiano, viene dalla Georgia, ma quella vera, non quella in USA, bensì quella a che si trova sotto la Russia, ad est della Turchia.  

 

Zurab, in mezzo a Chloe e Francisco.


Enrico è invece italiano, di Verona ed è un enologo che è alla sua seconda vendemmia in Nuova Zelanda.

 

Enrico

Con Zurab ed Enrico si forma un trio, anche perchè io ed Enrico ce la caviamo bene ai fornelli e ci scambiamo consigli o spesso cuciniamo assieme e per Zurab che invece sa cucinarsi solo salsiccie e uova. Io ed Enrico guardiamo un po’ di film in Italiano e Zurab è spesso con noi ed inizia a capire e parlare un po’ d’italiano. Il mio inglese per contro, peggiora.

 

Finalmente iniziamo a lavorare ed iniziamo il periodo di traninig per Delegat’s Estate, la ditta per cui lavoriamo, e veniamo divisi in reparti (io e Niamh in laboratorio) e teams. In Nuova Zelanda i vini prodotti sono principalmente Sauvignon Blanc e Pinot Noir, con limitate produzioni di Chardonnay, Riesling, Gewurztraminer, Merlot.

 

Finito il periodo di training, in cui ci hanno spiegato i nostri ruoli, veniamo divisi in due turni: Giorno e Notte. Io sono nel turno di notte con Zurab e Niamh, mentre Enrico è nel turno di giorno. I turni sono da 12 ore.

 

Io e Niamh al lavoro, in laboratorio

 

Il mio lavoro in laboratorio è simile al lavoro che facevo in Australia e mi piace. Inoltre lavorare di notte mi piace perchè è piu tranquillo, l’unico svantaggio è riuscire a dormire durante il giorno, cosa che non sempre mi è riuscita.

Trascorrono così innumerevoli notti al lavoro e mattine insonni in compagnia di Zura e di una birra o talvolta Johnnie Walker.

Dopo sei settimane di turni siamo tutti stremati ed iniziamo a lavorare tutti a giornata per nove ore e mezza al giorno. Piano piano la gente finisce di lavorare e rimaniamo sempre piu in pochi. Decidiamo così di trasferirci in una casa, molto piu confortevole di Duncannon’s. Dopo mesi è strano riuscire a farsi una doccia senza camminare per 30 metri all’aperto e senza usare gettoni per avere l’acqua calda. Ovviamente il mio compagno di stanza è il fedele Zurab che ormai sveglio ogni giorno prima di andare al lavoro.

Piano piano passano i giorni e rimaniamo in pochi a lavorare in ditta. Anche Enrico parte e la sera della sua festa pre-partenza è un delirio di alcohol, un misto di birra, vino, shots di tequila e sambuca, per non parlare del tentativo di farci fare un campari col bianco al pub irlandese. Alla fine ce lo hanno fatto, ma faceva schifo.

Così rimaniamo io, Zurab e pochi altri. Nel frattempo arriva a Blenheim Paolo, un amico conosciuto in Australia, io e Zurab lo ospitiamo abusivamente in casa per qualche notte, nel frattempo lui si trova un lavoro ed una stanza da condividere con un’altro ragazzo.

E così arriva anche per me il momento di partire per l’Australia, dove mi trovo ora, per recuperare tutta la roba (principalmente vestiti) che ho lasciato a Denman prima di andare in Nuova Zelanda. Non mi piacciono gli addii e salutare Zurab e Paolo alla stazione è stato molto triste, ma sono sicuro che prima o poi li rivedrò entrambi, così come Enrico, con cui probabilmente mi vedrò in California.

A proposito di California, quella è la mia prossima meta, il mio visto di lavoro è quasi pronto, devo solo prenotare il volo, il lavoro ce l’ho già!

 

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Di jakontheroad (del 07/03/2010 @ 04:18:28, in dBlog, linkato 208 volte)

Dopo aver lasciato l’Australia eccomi qui in New Zealand dove ho trascorso tutte le mie vacanze tra le due vendemmie in giro per l’isola del nord. Il 10 marzo infatti comincio a lavorare per Delegat’s Estate. Vi faccio un resoconto delle cose che ho visto. Purtroppo o per fortuna ci sono tantissime cose da vedere qui in NZ e quindi ho dovuto scegliere cosa vedere ed organizzarmi un po’ coi trasporti (per fortuna c’è un buon servizio di autobus che serve tutta la nazione).

Le prime impressioni sono positive, la gente è molto cordiale e tranquilla, la natura ed il paesaggio sono fantastici, il clima pure (non così caldo-asfissiante come in Australia).

 

Skytower ad Auckland

 

Sono atterrato a Auckland e ci sono stato tre notti. La città è bella e si possono fare delle passeggiate tra antichi crateri vulcanici non piu attivi, oppure per gli amanti dell’adrenalina si può fare il bungee jumping dalla Skytower, simbolo della città. Ho pernottato all’Xbase hostel a.k.a. ACB e nonostante la pulizia e l’ordine non mi è piaciuto perchè è stato difficile parlare con gli altri travellers, la maggiorparte teenagers che viaggiavano in gruppo.

 

Waitomo

 

Da Auckland sono andato a Waitomo a vedere la famosa Glow-worm cave, dove dei particolari insetti emettono luce nel cuore della caverna per attirare e catturare le loro prede. Purtroppo non ho potuto scattare alcuna foto (era proibito), ma ho fatto alcune foto durante la camminata di un paio d’ore (durante la quale la mia presenza è riuscita a spaventare qualche mucca) che ho fatto a Waitomo.

 

 

Scultura Maori

 

Da Waitomo ho proseguito per Rotorua, paese di geyser, mudpools ed altre amenità termali. Li ho visitato le “pozze di fango” dell ‘Hell’s Gate, dove è stato interessante giocare con la bentonite, una polvere che se pressata diventa dapprima solida e poi assume una forma liquida. Oltre all’Hell’s Gate ho anche visitato Wai-o-tapu, un’altro parco di pozze dove c’è attività termale ed un gayser la cui “esplosione” viene provocata aggiungendo una sostanza chimica. Bellissimi i colori del parco, nonostante la puzza provocata dallo zolfo ed altri composti solforati; purtroppo verso la fine del tour si sono scaricate le batterie della macchina fotografica. A Rotorua ho visitato anche la bellissima Redwood forest, un bosco composto da sequoie californiane, gigantesche ed altissime.

 

Mount Doom @ Tongariro Crossing

 

Dopo Rotorua mi sono finalmente recato al Tongariro crossing, conosciuto anche come monte Fato/mount Doom dagli amanti di “Lord Of The Rings”, o meglio conosciuto come Busto Arsizio/Merdor da noialtri fan de “Lo Svarione Degli Anelli”. La camminata di 18 km è spettacolare e le foto parlano da sole. Sono stato fortunato a trovare una giornata perfetta e con poca gente, ma francamente mi aspettato qualcosa di molto piu impegnativo a livello di camminata. Ho completato il tragitto in sei ore e mezza, fermandomi circa un’ora e mezza per mangiare e riposare. Bene! Guardatevi le foto, parlano da sole!

Ora vado a Wellington, ma non avrò possibilità di visitarla, devo andare a Blenheim a prepararmi per lavorare!

 

Piccola nota organizzativa: a breve tutte le foto verranno “esternalizzate” su un’altro spazio, probabilmente picasa anzichè questo sito. Il che mi rende la vita un po’ piu facile quando non ho a disposizione il wifi per caricare le foto.

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Di jakontheroad (del 24/02/2010 @ 02:14:31, in dBlog, linkato 242 volte)

Un Redback femmina trovato al lavoro.

 

Ebbene sì, dopo ben due anni sono “costretto” a lasciare l’Australia, perchè il mio working holiday visa (che ho sfruttato al 100%) è scaduto.

Ci avreste creduto due anni fa? Non ci credevo nemmeno io. Ed invece eccomi ancora qui a torturarvi coi miei post dall’altra parte del mondo. Questa esperienza australiana mi ha aperto nuovi orizzonti, dando luce a nuove opportunità, soprattutto in campo lavorativo. Del resto l’Australia non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza.

 

Fra poco inizierò a lavorare in Nuova Zelanda e poi andrò in California, restando sempre in ambito vinicolo. Ricevo circa 1-2 email alla settimana attaverso questo blog o da forum da persone che vogliono partire per l’Australia e/o lasciare l’Italia. Bene o male mi chiedete tutti sempre le stesse cose: lavoro, inglese, costo della vita, domande varie sul visto, patente ed assicurazione sanitaria. Trovate tutto qui: ----- > http://www.jakontheroad.com/faqaustralia.htm ed in fondo c’è pure la mia guida sull’Australia.

La cosa strana è che tutti mi chiedete come fare a guadagnare, quanto costano le cose, se bisogna sapere l’inglese (ma secondo voi???) e nessuno mi chiede cosa andare a vedere..bè non seguite alla lettera la Lonely Planet! Un elenco di poche cose che ho imparato sull’Australia:

 

siete italiani e vi diranno che l’Italia è bellissima, soprattutto gli australiani che ci sono stati, ma vi chiameranno WOG e sicuramente tireranno in ballo la Mafia, Underbelly, i WOG di Griffith etc..

 

Non dite mai che siete backpacker, spacciatevi per turisti o per lavoratori. Il backpacker è peggio dei paria in India qui in Australia, se vi etichettano come backpacker è la fine (backpacker in australiano = zecca)

 

Nonostante la faccia sorridente ed un buon “G’day mate!” buona parte degli australiani è razzista. Andatevi a cercare cosa è successo a Cronulla nel 2005 ed i vari sondaggi che vengono pubblicati di tanto in tanto su giornali e riviste.

 

Il vegemite non va spalmato sul pane come la nutella, ne dovete usare pochissimo sulla fetta di pane imburrato, altrimenti credo bene che non vi piace.

 

Sydney è la peggiore città in assoluto dove cercare lavoro.

 

Il Western Australia è lo stato meno visitato dai turisti, ma anche il più bello ed incontaminato.

 

Soprattutto la East Coast è piena d’inglesi e la cosa non vi piacerà (il perchè lo scoprirete da voi).

 

Troverete gente che è ancora fedele al “Mullett”.

 

Aprire un conto in banca e comprare un’auto non è mai stato così facile. Se non avete un Roo-Bar sulla vostra auto avete il 78,82% di probabilità di essere investiti da un canguro.

 

Vodafone Australia è la compagnia telefonica con minor copertura in Australia, mentre Telstra è la piu cara.

 

Prima di partire tutti vi fate le paranoie sul restare qui a vivere, ma poi il 97,875% di voi se ne torna a casa ben volentieri perchè la vita è un tantino diversa rispetto alla cara vecchia Italia.

 

Comprate un van Mitsubitshi ed avrete la certezza assoluta di rimanere a piedi entro la fine del vostro viaggio.

 

In Italia la domenica si va a messa, qui si va al BBQ.

 

Il Natale è molto meglio in Europa.

 

Se vi offrono un giro di birra, in giro dopo lo dovete offrire voi.

 

Le regole del biliardo sono diverse, in Australia ce ne sono meno.

 

Non è vero che in Australia è sempre estate e che il clima è uno spettacolo.

 

Ancora non so quando tornerò in Italia. Probabilmente nel 2012 (ma adesso che ci penso..forse devo consultare un tal Giacobbo prima di decidere cosa fare), di sicuro non prima, visto che il mio 2010 e forse anche 2011 è già tutto pianificato tra Australia, Nuova Zelanda ed USA ( eh si...lavoro in America alla faccia della CRISI ).

A presto, vecchi bracaloni!

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Di jakontheroad (del 11/01/2010 @ 01:20:50, in dBlog, linkato 117 volte)


Rieccomi con un breve aggiornamento!


La mia prima settimana nel bush è stata abbastanza produttiva, dopo aver lavorato quattro giorni il mio capo mi ha spedito a Sydney per avere il visto lavorativo neozelandese. Infatti dalla prossima settimana inizieranno i turni di 10 ore al giorno (poi passeremo gradualmente a 12 ore al giorno) per 6 giorni la settimana. Inizieranno infatti ad arrivare i primi camion carichi di uva ed inizieremo ufficialmente la vendemmia. Ritornare in laboratorio dopo mesi è una sensazione strana, nulla è cambiato e sono molto contento di poter tornare a lavorare.


Questo posto è solo a 300 km da Sydney ma la diffierenza è immensa, in quattro giorni qui ho visto piu animali che in tre mesi in città, come ad esempio un red-bellied snake, un wombat, svariati blue tongue lizards, un lizard lungo un metro e mezzo, e canguri.
Il problema è che dove sto ora, non ho internet a disposizione, ed al lavoro ho l’email è bloccata, anche se non ho capito perchè bloccano i siti per controllare le email e si può accedere a facebook..bah.. Quindi se mi contattate via mail e non rispondo sapete perchè, provate con faccialibro!

Ieri mi sono sparato 5 ore e passa di treno per arrivare a Sydney in tempo, prima che l’ufficio immigrazione Neozelandese chiudesse, ed indovinate un po’: il mio visto lavorativo per la Nuova Zelanda è appena stato approvato! Almeno mi sono alzato alle 5 del mattino per qualcosa!

Ciao ed a presto!

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Di jakontheroad (del 01/01/2010 @ 10:19:51, in dBlog, linkato 181 volte)

Sydney New Year's Eve 2009--->2010 Midnight! from Jacopo Rodigari on Vimeo.

 

 

Ciao a tutti e Buon Anno!

 

Ebbene si, sono a Sydney a celebrare l’ultimo dell’anno per la seconda volta di fila! Questa volta però mi sono modernizzato ed invece delle foto ho messo un video. Come sempre i fuochi d’artificio qui sono spettacolari ed ho trascorso una bella serata in compagnia di amici italiani ed anche degli amici all’ostello, una volta rientrato a “casa”.

E’ parecchio che non scrivo sul blog e vi dò un aggiornamento sulla situazione. Domenica prenderò il treno per Muswellbrook e resterò in Hunter Valley a lavorare per Rosemount Estate (l’azienda vinicola dove ho lavorato l’anno scorso) come tecnico di laboratorio fino a fine febbraio. A fine febbraio invece mi trasferirò in Nuova Zelanda, dove ho già un contratto di lavoro per tre mesi, fino alla fine di giugno, presso una casa vinicola chiamata Delegat’s Estate. Per avere un visto lavorativo in Nuova Zelanda mi sono dovuto preoccupare di recuperare un po’ di documenti che attestavano le mie qualifiche/titoli di studio, ma niente di complicato. Ringrazio la mia famiglia per avermi inviato i miei diplomi!! Ora devo solo andare all’ufficio immigrazione Neozelandese a farmi mettere un timbro sul passaporto ed è tutto a posto. Dopo la Nuova Zelanda, se tutto andrà come previsto, andrò un California a lavorare, ho già preso contatti per ottenere un visto lavorativo in USA ed anche qui le cose sembrano meno complicate del previsto.

Vediamo se il vostro eroe riuscirà anche in questa impresa! Intanto godetevi il video ed i miei migliori auguri di Buon Anno!!!

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Di jakontheroad (del 05/11/2009 @ 04:19:12, in dBlog, linkato 267 volte)

 

Hola!

E’ da un po’ che non aggiorno il blog, anche perchè non avevo grandi cose da dire.

Nonostante l’ottimo inizio qui a Sydney con la ricerca di lavoro, dove ho fatto un colloquio due giorni dopo essere arrivato, ancora non ho trovato un lavoro permanent. Allora mi sono buttato sul lavoro casual che mi ha proposto il mio ex-boss.

Tornerò quindi a lavorare in Rosemount Estate dal 4 gennaio a fine febbraio, come tecnico di laboratorio. Il mio buon ex-boss ha pure piazzato una raccomandazione per farmi andare a lavorare in un’altra filiale di Foster’s in New Zealand, sempre per 2-3 mesi nel periodo della vendemmia. Vedremo come andrà a finire!

Intanto qui sto facendo il test d’inglese dello Ielts. Oggi ho fatto l’orale, e sabato ho gli scritti. Speriamo bene!

 

Negli scorsi giorni ho incontrato i mitici Gvnn, Laura_wood e Frazza, di passaggio a Sydney per pochi giorni e diretti a Melbourne & Tasmania (beati voi, godetevela tutta!), i cui racconti che mi hanno riportato indietro di un anno e passa, quando anche io ero un vero (f*c*ing) backpacker con un van.

 

Il tempo qui alterna giorni di pioggia in cui c’è bisogno della felpa a giorni di sole in cui fa veramente caldo. Dato che l’estate sta per arrivare mi sono deciso a comprare una bici. E’ una mountain bike un po’ arrugginita che ho comprato da un francese per 50 dollari. E’ vecchia ma fa il suo lavoro. Presto diventerà elettrica/pedalata assistita, così mi aiuterà a non sudare troppo sulle salite che ci sono qui. Se pensavate che l’Australia fosse un continente piatto vi sbagliate di grosso!

Pubblicherò sicuramente i dettagli della ”trasformazione” sul forum di EnergeticAmbiente.it, e magari riattiverò un vecchi sito che ho abbandonato tempo fa. Stay tuned!

 

Sto facendo anche dei piccoli aggiustamenti al sito ed al blog per renderlo piu fruibile. Ho aperto un account su Vimeo dove ho caricato quasi tutti i video che ho girato negli ultimi due anni. Guardateli qui: http://www.vimeo.com/jakontheroad .

Catch ya later!

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Di jakontheroad (del 19/10/2009 @ 05:14:37, in dBlog, linkato 221 volte)

 

 

 

Eccomi di nuovo a Sydney, mesi dopo.

Il clima è circa lo stesso di tre mesi fa, ma in miglioramento e senza il vento si sta bene.La primavera è arrivata, ed io ho evitato un’altro inverno. Si ci sto prendendo gusto a questa cosa di saltare l’inverno anche se devo dire che andare in montagna a sciare mi manca parecchio. Vedremo se questa stagione riuscirò a farmi una sciata, magari in New Zealand.

Intanto sono qui a Sydney e sto cercando lavoro. Sono arrivato martedì 13 ottobre e giovedì scorso ho già fatto un colloquio di lavoro e sono stato anche contattato da un’altra agenzia. Le prospettive dunque mi sembrano buone, speriamo che sia così!

Passare dall’Asia all’Australia è stato uno choc abbastanza forte. In Indonesia grondavo di sudore appena muovevo un passo, camminavo in strade strette e sempre piene di gente, traffico caotico con milioni di motorini e persone che andavano e venivano da ogni direzione, insomma il tipico caos asiatico con i suoi pro e contro. Qui invece è tutto così tranquillo e ordinato, niente spazzatura ai lati della strada e niente “odorini” di cibo che si mischiano al puzzo di fogna delle tubature spesso scoperte ai lati della strada.

Come sempre rimango colpito da quel limbo che sono gli aeroporti, dove si trova ogni tipo di viaggiatore, dal backpacker al bisinessman, e dove tutto sembra sospeso in un non-luogo senza tempo.

So che voi che mi leggete pensate “che bello”, “che fortunato”, bè ricordatevi che la fortuna come la chiamate voi bisogna cercarsela, e che spesso arrivare ad una scelta come la mia comporta sacrifici, impegno costante, ed una forte determinazione. Nessuno ci regala niente a questo mondo!

Hasta luego!

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Di jakontheroad (del 07/10/2009 @ 15:31:04, in dBlog, linkato 164 volte)

E rieccomi ad aggiornare il blog da Bali, dopo qualche giorno trascorso tra spostamenti su mezzi improbabili, templi, vulcani, trekking.

 

 

 

Borobudur

 

Arrivati a Borobudur io decido di andare a vedere il tempio, ma visto che è nuvoloso i due francesi preferiscono rimandare al giorno dopo perchè vogliono assolutamente fare le foto all’alba. Dopo aver visitato il tempio principale, che è immenso, ri-incontro i francesi e vado con loro a vedere i due templi di Medut e Pawon, facendo una passeggiata di un paio di chilometri. Ovviamente sulla strada veniamo fermati da gente che ci offre qualsiasi mezzo di trasporto e che si mette a ridere quando diciamo che vogliamo camminare, perchè per loro un paio di chilometri a piedi sono una distanza impensabile! Visitiamo i due templi, che sono deserti, nessun visitatore e torniamo indietro, verso il centro città. Mentre giriamo troviamo Joko, un signore molto disponibile che ha un’agenzia turistica e delle camere in affitto e che stranamente non ci vuole vendere nulla ma vuole solo scambiare due chiacchiere con noi e lasciarci il suo biglietto da visita in caso di necessità. Ci invita ad andare a vedere un ballo tradizionale la sera successiva.

 

Prambanan

 

 Il giorno dopo vado a vedere i templi di Prambanan, parte dei quali sono stati sfortunatamente distrutti dal terremoto del 2006. Torno a Borobudur dopo un viaggio estenuante sul bus dove ceno coi miei amici francesi e poi c’incontriamo con Joko ed un suo amico che fa parte di un vespa-club della città. Tra lo scoppiettare dei due tempi delle Vespe Piaggio, alcune delle quali moddate ed elaborate, alcune trasformate in sydecar, ci rechiamo in mezzo alla jungla per vedere una danza tradizionale, anche se non è veramente tradizionale perchè è stato “introdotto” negli anni novanta. Comunque molto bello. Cerchiamo il posto dove c’era la vera danza tradizionale ma sfortunatamente è già tutto finito.

 La mattina successiva, svegliati dal canto dei muezzin, facciamo i bagagli ed andiamo a Yogyakarta ( detta anche Jogja ) in autobus. Io da li mi separo dai francesi e prendo il treno per Surabaya per poi andare a Probolinggo, punto di partenza per andare sul monte Bromo a vedere il cratere vulcanico. Dato che ho poco tempo a disposizione mi fermo a Surabaya solo per la notte e riparto il giorno dopo in treno per Probolinggo.

In treno conosco un ragazzo di Hong Kong che sta andando anche lui sul monte Bromo per vedere il vulcano. Arrivati a Probolinggo veniamo presi d’assalto da un’autista di minibus che dice di portarci al turist information. Invece veniamo scaricati in un travel agent che fa di tutto per venderci un tour con pernottamento e jeep fino al viewpoint sul monte bromo per 700.000-500.000 rupie. Il venditore è molto aggressivo e quando faccio qualche puntualizzazione sui prezzi dicendo che la mia guida riporta prezzi molto piu bassi e chiedo perchè, mi risponde “bullshit”. Il ragazzo di HK è intomorito e compra, mentre io no. Il venditore fa anche di tutto per vendermi il tour con la jeep a 125.000 rupie e quando chiedo se è possibile arrivare a piedi al viewpoint mi dice che non ce la posso fare perchè è difficile. Allora lo ringrazio e me ne vado alla stazione degli autobus, dove parte il minibus per Cemoro Lewang, punto di partenza per l’escursione in jeep o a piedi sul monte Bromo. Lì incontro altri occidentali tra cui una coppia d’inglesi, un danese ed una ragazza canadese. Dopo quasi tre ore di attesa (il minibus parte solo se è pieno) partiamo. Io, il ragazzo danese e la ragazza canadese decidiamo di andare a fare l’escursione a piedi (ci vogliono 2 ore per arrivare al viewpoint) e di vedere l’alba. Siamo gli unici ad andare a piedi. Quando andiamo a dormire presto e ci troviamo alle tre del mattino per iniziare la camminata. Dopo circa un’ora e tre quarti siamo in cima con tutti quelli che sono arrivati in jeep. Soddisfatti della camminata facciamo le foto in mezzo ad un centinaio di turisti arrivati via jeep e torniamo in guest house per la colazione.

 

 

Bromo

 

 

Dopodichè camminiamo ancora un’ora per vedere da vicino il vulcano vero e proprio. Ritornati in guest house prendiamo il bus che ci riporta a Probolinggo. Io da li prendo il bus che mi porta a Denpasar, in Bali. Il viaggio è estenuante ed io sono stanchissimo. Dopo qualche ora sale sul bus una signora indonesiana che si siede vicino a me ed inizia a parlare in un’inglese fluente (ero l’unico bulai/pellebianca sul bus) e mi chiede le solite cose: da dove vengo, da quanto sono in Indonesia, quanto resto, dove sto andando, etc..

Lei vive in Australia ed è in Indonesia in vacanza per vedere la sua famiglia. Dopo un po’ che parliamo (intanto si sta facendo notte ed il bus non è ancora arrivato al traghetto) m’invita a casa sua a dormire con tutta la famiglia che si sta portando dietro (sua madre, suo fratello e la sua ragazza, tre nipotini etc..) e visto che arriveremo a Denpasar dopo la mezzanotte accetto.

Arriviamo in casa della signora (tra l’altro ancora in costruizione) dopo l’una di notte e mi fanno accomodare su uno dei diversi materassini imbottiti (paraltro molto comodi, non credevo) che hanno messo in una stanza per dormire. Così dormo fino alla mattina dopo.

Fatta colazione con caffè, un piatto di riso, tofu e una specie di frittella di arachidi, mi danno un passaggio fino a Kuta, dove improvvisamente entro nel ghetto del turista/backpacker ed affitto una camera per poche rupie.

 

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Di jakontheroad (del 02/10/2009 @ 04:23:43, in dBlog, linkato 129 volte)

 

Come avrete notato i post non sono in tempo reale ma sfalzati di qualche giorno perchè a volte li scrivo e non riesco a trovare un internet cafè dove andare per pubblicarli. Il tipo in vespa che mi ha ospitato si chiama Tono ed è anche presidenza di un vespa club di Pangandaran (guardate le foto). E’ stato molto gentile e disponibile, ogni mattina ci preparava il the ed all’occorrenza ci portava in paese (distante circa 3 km). L’altro giorno ho deciso di noleggiare una moto e di andare in giro a vedere il Green Kanyon e Batu Karas che vanta belle spiagge. Noleggiata la moto e fattomi disegnare una mappa dal disponibilissimo Tono, mi dirigo al Green Kanyon dove spendo soldi per nulla o quasi, rimango infatti deluso perchè vengo portato in barca sul fiume e poi ci fermiamo dove dovrebbe esserci il green kanyon, mi aspettavo di poter fare una camminata ma si può fare solo il bagno. Vabè. Allora mi dirigo a Batu Karas, dove pranzo, ma la spiaggia principale è piena di gente, in maggioranza turisti che sono in giro per tutta Java per la festa del Ramadan!Mi sono allontanato un chilometro dal caos ed ecco una spiaggia deserta dove fare il bagno indisturbati. Al mio ritorno presso chez Tono si organizza un BBQ a base di riso e pesce servito su foglie di banano. Il giorno successivo mi dirigo al parco nazionale di Pangandaran dove ci sono alcune grotte da visitare ed alcuni animali da vedere tra i quali porcospini, pipistrelli e scimmie.

Il giorno dopo parto con i francesi alla volta di Wonosobo ed il viaggio dura tutto il giorno. Raggiungeremo Dieng Plateau il giorno successivo. A Wonosobo pernottiamo in una guest house molto carina dove il padrone di casa ci offre anche del buon vino indonesiano (35 gradi alcolici) mentre parliamo del piu e del meno. Il giorno dopo partiamo per Dieng, riuscendo anche a pagare un prezzo normale sul bus. Infatti noi turisti dalla pelle bianca, specialmente sui bus paghiamo il doppio del prezzo normale. Dobbiamo sempre chiedere agli abitanti locali qual’è il prezzo che pagano loro per farci un’idea di quanto dobbiamo pagare. Dieng sta a 2000 metri di quota e spesso (proprio come quando siamo arrivati) sta in mezzo alle nuvole. Scarichiamo gli zaini alla solita guest house e c’incamminiamo per vedere i resti dei templi hindu ed un cratere vulcanico. Ci perdiamo un po’ via cercando l’ufficio turistico e tagliando per i campi (ci sono dei comodissimi sentieri) raggiungiamo i templi. Facciamo le foto ed incontriamo altri turisti che sono stati spennati di 45.000 rupie a testa, solo per vedere i templi. Noi invece non abbiamo pagato nulla. Per tutta la giornata camminiamo attraverso i sentieri evitando i pedaggi all’ingresso delle “attrazioni”, che non sono poi nulla di particolare: un cratere vulcanico, i resti dei templi, una lago e delle grotte che sono però chiuse al pubblico. Risparmiamo un bel po’, calcolando che per ogni cosa da vedere i “bulai” (gli albini, i bianchi in indonesiano), pagano 2 o tre volte quello che pagherebbero i locals. Rientriamo nella guest house del paese e non abbiamo nulla da fare e fa freddo. Allora compriamo un mazzo di carte e giochiamo tirando l’ora di cena tra una partita e una tazza di teh manis.

La mattina successiva partiamo per Borobudur. Nella notte riceviamo messaggi e chiamate di persone che hanno saputo del terremoto che ha colpito Pedang a Sumatra. Noi non ci siamo accorti di nulla, non avendo nemmeno guardato la tv. Dopo varie inchieste per sapere i prezzi giusti da pagare, riusciamo a lottare con i ticket-man dei bus per pagare il giusto prezzo del biglietto. Arriviamo a Borobudur e ci aggiudichiamo una stanza in tre per 50mila rupie, penso sia un prezzo record: meno di 17mila rupie a testa a notte (1,2euro).

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Di jakontheroad (del 28/09/2009 @ 09:40:13, in dBlog, linkato 137 volte)

 

Ciao!

Anche oggi è stata una giornata avventurosa. Mi sono svegliato tardi come al solito ormai perchè c’era gente che faceva casino in albergo ieri sera. Esco subito e mi do alla ricerca di una nuova accomodation piu economica ma senza risultato. Faccio colazione con un caffè freddo in un centro commerciale che ha uno spot internet gratuito. Purtroppo per usare internet bisogna registrarsi ed il banco per farlo apre a mezzogiorno, quindi niente, perchè devo affrettarmi a prendere l’angkot che mi porterà fino al cratere del vulcano “Tangkuban Perahu”. Allora mi reco in stazione perchè arrivare sul cratere consiste di due stadi: minibus fino ai piedi del vulcano e poi secondo minibus fino alla cima. Salgo sul primo angkot che per poche rupie mi porta ai piedi del vulcano. Il viaggio seppur breve (45 minuti) è estenuante, siamo in 13 persone in un furgoncino tipo “Rascal” stretti come le sardine con un caldo asfissiante, per fortuna entra un po’ di aria dai finestrini quando non siamo in coda. Arrivato alla base del pendio e con un po’ di difficoltà per ottenere un buon prezzo sul passaggio riesco ad affittare un angkot che mi porta fino in cima. Li poi inizio una camminata attorno al cratere. La vista è mozzafiato. Guardate le foto appena riesco a caricarle. Durante il giro incontro due ragazzi francesi anche loro appena arrivati in Indonesia e che fanno un giro simile al mio, chissà se ci vedremo ancora! Sempre durante la camminata incontro giovani indonesiani che mi chiedono di fare foto-ricordo assieme a loro. Qui noi fortunati dalla pelle bianca veniamo appellati con “Mister!”, ed a quanto pare veniamo fotografati e guardati in modo strano, a volte fissati perchè non si vedono molti caucasici da queste parti. Finito il giro del cratere, prendo un altro paio di passaggi in minibus fino a Maribaya, dove ci sono delle cascate. Vorrei seguire tutto il sentiero fino a Dago, un quartire di Bandung, ma ci vogliono due ore e sono già le 17, ed alle sei è già buio e poi minaccia di piovere da un momento all’altro. Sto girando tra i sentieri e ritrovo i due francesi, che scopro aver affittato un auto con autista per tutto il giorno. Allora ne approfitto per chiedergli un passaggio fino a Bandung, cosa che accettano volentieri. Appena saliamo in macchina si scatena un acquazzone violento, ma ormai possiamo rilassarci. Arrivati a Bandung vado a cena coi due francesi e li accompagno in stazione, dove hanno il treno per Yogyakarta. Vado in hotel per cambiarmi e poi riparto subito a caccia di una postazione internet. Ritorno al centro commerciale e mi registro. La connessione è lentissima. Posso solo caricare il nuovo articolo sul blog ma non le foto perchè non riesco ad accedere via ftp. Internet qui in Indonesia può essere problematico, non ho ancora trovato un internet cafè da cui posso accedere col mio laptop e caricare le foto, ho sempre dovuto usare trucchi! Quindi se non mi leggerete per un po’ sapete perchè! Per circa un’euri (mercati ammericani) ho comprato un dizionario INGGRIS-INDONESIA & INDONESIA-INGGRIS, vediamo se posso fare progressi con la comunicazione! Domani si va al mare (se mi sveglio in tempo!)!

 

Oggi mi sono svegliato presto, alle 8 e sono andato a fare colazione in un bar dove c’era anche la connessione wi-fi gratuita. Per fortuna stavolta la connessione funzionava e sono riuscito a caricare le foto sul sito. Poi ho fatto il check-out dall’hotel in cui stavo, ho preso un tassì fino alla stazione degli autobus e da li ho preso il bus per Pangandaran. Prima di salire sul bus però chiedo quale bus devo prendere perchè c’è un po’ di caos e non riesco a distinguere i bus in partenza da quelli in arrivo. Allora mi rivolgo ad un signore in divisa militare, che mi chiede un documento d’identificazione per registrarmi alle partenze. D’improvviso una folla si raduna intorno a noi. Il signore è infatti un membro del ministero (di che cosa non lo so..forse degli interni?) che è li per farsi pubblicità su non so cosa, parla 4 parole d’inglese messe assieme male, ma è un tipo simpatico e gli dò corda stando al suo gioco ( e non è che avessi molta scelta). Mi sentivo di essere un’intervistato speciale, infatti avevo attorno una folla di circa 50 persone con tanto di telecamere e macchine fotografiche. Poi spunta fuori anche la giornalista ( o presunta tale) che mi fa le seguenti domande da un milione di dollari: Can I ask you a question Sir?What’s your name?Where are you from? Are you here for holidays or for business? Rispondo a tutte le domande, compilano un foglio con i miei dati e tutti sorridenti mi ridanno il passaporto con un depliant ed un foglio, tutto scritto in indonesiano ovviamente. Bho! Dopodichè salgo sull’autobus che dopo 7 ore mi scarica a Pangandaran. Lì c’è il solito uomo in bici che mi porta fino in zona guesthouses, ma appena prima di arrivare in zona veniamo fermati da un ragazzo in vespa che mi chiede se sono interessato ad una stanza a 45mila rupie. Vado a vederla ed accetto, devo dire che finora è la stanza migliore che ho avuto ed anche la piu economica! Si tratta di una mini casetta con due stanze, una è mia e in un’altra ci sono due ragazzi francesi. Si attraversa la strada e c’è il mare.

Domani se riesco noleggio una moto e vado a fare un giro a Batukaras ed a vedere il Green Kanyon..ciao!

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